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Momento ideal para citar a don Rodolfo ("Voce di tenore")
"Come tutti i tenori spagnoli di alto rango, Alfredo Kraus, dopo aver debuttato nel Rigoletto al Cairo (1956), trovò in Italia le prime scritture importanti: Traviata al Carignano di Torino (1956), Rigoletto al Massimo di Palermo (1957), Gianni Schicchi all’Opera di Roma (1958). Apparve poi a Madrid e Lisbona, esordì al Covent Garden con la Lucia (1959) e nel 1960 comparve alla Scala come Elvino della Sonnambula, dove è poi tornato con frequenza fino al 1985. Gli impegni internazionali s’intensificarono con le scritture a Chicago (1962 Elisir d’amore, 1964 Favorita), a San Francisco (1966, Puritani), al Metropolitan (1966, Rigoletto), al Festival di Salisburgo (1969, Don Giovanni).
A quel tempo Kraus passava, almeno in Italia, per un tenore che cantava più con il cervello che con il cuore, ma questo soprattutto con il metro di giudizio dei fans di Di Stefano e di Del Monaco, fans sulla cui competenza e gusto è lecito avanzare infinite riserve, così com’è lecito avanzare riserve sul fatto che il cuore abbia veramente qualcosa a che vedere con il canto.
Certamente era un tenore raffinato, da élite e non da loggionisti della peggior specie. Per la verità, non aveva una voce né ricca, né sensuale. Il timbro e il gusto richiamavano Schipa, ma per affinità elettiva, non per imitazione pedissequa. Un po’ fioco in basso, e un po’ scarno al centro, Kraus non aveva la personalità timbrica di Schipa e nemmeno il nitore, l’espansione e lo squillo dalle ultime note centrali al si bemolle acuto. Anche il modo di fraseggiare aveva punti di contatto con Schipa, ma, a parità di eleganza, Schipa prevaleva anche in quest’ambito per estro, fantasia, abbandono, e per un uso più espressivo delle smorzature e dei piani. Ma questo non significa affatto che Kraus fosse freddo, come dimostrano riprese dal vivo, recentemente riversate in microscolco, di opere da lui eseguite nella prima parte della carriera. Kraus, poi, surclassava Schipa come estensione del registro acuto, arrivando a emettere di petto addirittura il mi bemolle 4. Quanto poi a levigatezza e linea di canto, era impeccabile.
Esplose, come popolarità, in Italia, in Francia e altrove dalla metà degli anni Settanta in poi. La Figlia del reggimento alla Fenice di Venezia, il Faust alla Scala e infine il Werther, eseguito tra il 1977 e il 1980 a Firenze, New York, Chicago, Amburgo, Londra, Milano, gli procurarono accoglienze trionfali e distrussero la falsa leggenda del tenore frigido. Molto distaccato, semmai, appare in sala d’incisione, ma non quando canta le canzoni spagnole. Dopo Gigli, Schipa, Tauber e il Di Stefano iniziale, Kraus è l’unico tenore che abbia saputo eseguire le canzoni con slancio, calore, fantasia, analisi della parola “cantata”, sottigliezze ritmiche. Oggi la sua voce s’è affievolita nella prima ottava, lascia udire inflessioni nasali, ma in alto conserva le antiche attrattive."
Maestro.
_________________ Il barone fu ferito, però migliora
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